Il risultato di due gruppi che hanno fatto due percorsi diversi e si sono incontrati in un secondo momento
scoprendo di avere caratteristiche complementari e un interesse comune: mettere Gorizia al centro della
propria attività.
Da sempre luoghi di comunità, le periferie stanno vivendo in un profondo degrado, che non si limita alla mancanza di decoro, ma si estende, purtroppo, a una vera e propria mancanza di servizi.
Le famiglie sono il nucleo principale da cui sono composte le comunità.
Il compito di una valida amministrazione è quello di fare in modo che tutte abbiano le stesse opportunità e che le famiglie in difficoltà ricevano l’aiuto di cui necessitano. Sembra banale, ma in fondo è probabilmente
lo scopo principale della politica.
Le associazioni sono una risorsa imprescindibile per la vita in comunità, creando spesso un ponte tra cittadini
e istituzioni, che sono sempre più distanti e chiuse in se stesse. Grazie alle associazioni sportive i nostri giovani si tengono attivi e grazie a quelle culturali o ricreative sviluppano abilità e senso civico.
Lo sport è una delle attività che maggiormente sviluppa senso di comunità. Per questo è importante che le società sportive abbiano la possibilità di svolgere al meglio i propri allenamenti e le proprie gare, ma in città le strutture che utilizzano sono in degrado.
Oltre all’ordinaria manutenzione dei campi e delle palestre già attualmente sfruttate, intendiamo monitorare
la situazione con più puntualità, instaurando un dialogo costante con le società sportive.
Il grande assente di oggi è il lavoro. Molti Goriziani sono pendolari, molti si sono reinventati svolgendo professioni diverse da quelle per cui si erano formati, ma molti non hanno avuto neanche questa possibilità e si sono trovati costretti a cercare fortuna altrove. Questa problematica in particolare è stata vissuta dai giovani, contribuendo ad aggravare un calo demografico a dir poco preoccupante.
Vogliamo lanciare un programma mirato per i giovani Under 35 che abbiano intenzione di mettersi in proprio.
Bisognerebbe prevedere un sistema di incentivi e un programma di tutoraggio che faccia leva da un lato sui contributi a cui possono avere accesso i giovani e dall’altro sulle skills che devono acquisire, per aiutarli a crescere.
Il fatto che la popolazione sia significativamente diminuita ha fatto sì che determinati servizi soprattutto in ambito socio-sanitario venissero portati via da Gorizia e che altri non vi arrivassero mai.
Pur non essendo competenza diretta del Comune, noi vogliamo fare comunque il possibile per invertire la rotta e fare in modo che Gorizia torni ad ospitare quei servizi di cui i cittadini hanno bisogno.
Ormai la crisi climatica non è una minaccia, ma una realtà con cui dobbiamo convivere e cercare di contrastare. Per quanto di competenza, nella nostra gestione amministrativa intendiamo mettere in atto gli
adempimenti necessari per arginare questo problema.
La quantità di risorse liberate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sono un’opportunità, ma non sono l’unica. Ogni anno ci sono bandi a cui si potrebbe accedere se solo ci fosse una visione politica che consentisse di redigere e presentare i progetti. Invece spesso si resta immobili perché non vengono fornite indicazioni.
Il nostro obiettivo è quello di fare in modo che macchina amministrativa e politica possano lavorare in armonia e sinergia per il bene della città.
La Capitale Europea della Cultura è un’opportunità unica, ma avrà luogo tra due anni e mezzo. È impensabile riuscire da neofiti a realizzare da soli un grande successo. Per questo, infatti ci sono già diverse strutture che si occupano si gestire l’evento, tra cui spiccano il GECT e l’Istituto Zavod GO!2025.
Pur non avendo una sua università, Gorizia è sede decentrata di corsi dell’Università di Udine e di quella di Trieste. Entrambi gli atenei hanno diversi corsi laurea in città, ma nel complesso non si nota una scelta
coerente dei corsi che sono stati portati a Gorizia e soprattutto mancano elementi tali da renderla una “città universitaria”. Questo è anche alla base del fatto che molti studenti scelgono di cambiare città di studio e le
università decidono di portare via i corsi.
Con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea nel 2004, Gorizia ha perso ufficialmente il suo carattere da città di dogana, o meglio è iniziato il declino economico di una città che per anni aveva goduto di vantaggi dovuti proprio a questa sua posizione strategica.
Questi vantaggi economici sono oggi scomparsi, assieme a molti posti di lavoro, come abbiamo già detto, ma la posizione strategica è ovviamente rimasta e tocca a noi adesso trovare una nuova vocazione per la nostra città.
Gorizia sta rischiando di perdere lo status da capoluogo e invece di fare leva sulle sue eccellenze, sta attraversando un’involuzione che noi vogliamo invertire.
